Festival del Luppolo

Il mio rapporto di collaborazione con il Festival del Luppolo è particolarmente lungo, particolarmente proficuo, decisamente legato alla mia crescita professionale (sebbene loro ne siano consapevoli soltanto in parte).
Ho la fortuna di conoscere questo gruppo di ragazzi da molto tempo, una compagine formiginese molto attiva e molto creativa, accomunata dal cameratismo scoutesco che tanto bene ha fatto a questo paesotto tanto piccino quanto frizzante. Definire Scout questi ragazzi è riduttivo, un modo semplicistico che potrebbe nerdificarli senza meriti, anche perchè tutto sono tranne che topi da biblioteca incapaci di rapporti sociali.
Negli anni hanno creato un movimento di orzo e luppolo tale da richiamare l’attenzione di migliaia di persone, attirandole con l’aroma di salsiccia alla griglia e costina in umido, della piadina croccante e dell’hamburger sesamato.
Il mio impegno nel tempo è stato, a dirla tutta, discontinuo. Tutto dipendeva dalla mole di lavoro da smaltire durante il periodo della festa in sé, oltre che dalla volontà degli organizzatori di affidarmi o meno il progetto: incredibilmente, suppongo per disperazione, sono sempre tornati da me.
Ho sempre cercato di proporre un qualcosa che mi soddisfacesse, ma quest’anno potevo tentare di spaccare culi, soprattutto in relazione al fatto che avevo tutta l’intenzione di espandere il mio tratto grafico in una comunicazione che uscisse dagli schemi classici dei miei poster.
Ne è fuoriuscita una collaborazione di idee prolifica tra me e la giovane e bellissima e sorridentissima Caterina Bondi, una delle responsabili di Festival del Luppolo, la quale per prima mi parlò di voler inserire i divanetti nella grafica delle locandine. Il mio contributo creativo è consistito principalmente nel mettere il tutto sui boccali di birra, collegandoli tra loro con delle bandierine, altro elemento significativo del background messo in piedi in quel di Villa Benvenuti, la location del Festival. Insomma, una scimmia ammaestrata poteva svolgere la mia mansione, eppure sono riusciti addirittura a farmi un sacco di complimenti. Valli a capire.

Non pago, ho deciso che il logo andava coordinato, dunque mi son prodigato col riadattamento in chiave geometrico luppolesca unita alla frase “the place to beer”. Ecco serviti gli ingredienti fondamentali per uno splendido e spumeggiante Festival del Luppolo in salsa creativa.

Festival del Luppolo, logo rivisitato anno 2016. Uno stile futurista e geometrico, due birre, circondate da foglie di luppolo, il tutto sopra ad uno splendido tappo di birra. The place to beer.

Festival del Luppolo, logo rivisitato anno 2016

locandina A3 di Festival del Luppolo, sfondo verde acqua pastellato, bandierine e boccali su cui poggiano sgangherati divanetti e poltroncine

La locandina formato A3 di Festival del Luppolo

locandina e volantino 3D del Festival del Luppolo 2016, formati A3 e A5. Entrambi presentano lo stesso sfondo verde acqua pastellato, boccali con sopra divanetti e poltroncine sgangherati, con il logo in bella vista nella parte alta della locandina

locandina e volantino 3D del Festival del Luppolo 2016

locandina e volantino 3D del Festival del Luppolo 2016, formati A3 e A5. Entrambi presentano lo stesso sfondo verde acqua pastellato, boccali con sopra divanetti e poltroncine sgangherati, con il logo in bella vista nella parte alta della locandina

locandina e volantino 3D del Festival del Luppolo 2016


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