Il Blasco

Come glielo spieghi, Vasco Rossi, ad un forestiero? Come glielo giustifichi un Modena Park da trecentomila cristiani in una città che ne fa meno di duecentomila? Un senso non ce l’ha. Perché l’Emilia che canta non c’ha mica una logica, è un lavoro di cose messe insieme da una provincia zuppa d’umidità sia d’estate che d’inverno, tra zanzare e tortellini in brodo. L’Emilia è quel posto del Mondo in cui si lavora come dei matti, ma poi la si prende anche molto dolce, perché non siamo mica gli americani, non c’abbiam mica bisogno di dimostrar qualcosa a qualcuno, c’abbiamo le nostre cose belle e le nostre porcherie, ma ci vogliam poi tutti bene. Magari la sera facciamo un po’ del casino e la mattina c’abbiamo il nostro fegato spappolato, ché siam fatti così: tra lambrusco e prosecco non sappiam mai da che parte prendere. Poi c’abbiam le nostre donne, la Jenny che è pazza, la Sally che cammina per la strada che fra un po’ inciampa, la Silvia che va ancora a scuola, la Toffee che chissà dove l’ha preso sto soprannome. E un sacco d’altre, che si nascondono dentro una canzone. Perché a noi ci piace, questa vita spericolata, ci piace così tanto che poi tornare in ufficio o in officina al lunedì ci fa star male. E allora t’immagini, se fosse sempre domenica? Che noi abbiamo la Riviera a un passo, vogliamo andare al mare, guardare un tramonto mentre sorseggiamo la Coca Cola. E in mezzo a tutte quelle bollicine, col sole che ci spezza gli occhi tra le onde del mare, rimanere senza parole. E poi tirare fino a tardi la notte, di nuovo e di nuovo, dormire poco, fare colazione con un toast, spesso. Perché siamo solo noi, questa gente matta, che non è mica così tanto brava. Gente che s’incazza, che litiga per una donna che magari una sera va a casa con il negro, la troia. Ma noi stiamo sempre lì a vivere l’amore di una donna che è un’anima fragile, un’incredibile romantica da amare e farsi male. Facciamo l’una per lei, ad aspettarla sotto casa, a piangere col magone addosso. Sperando che magari il mattino ci stupisca con un alba chiara.

Vasco è il rock che si merita Modena, che si merita l’Italia. Ha la pancia, è brutto, canta come un beone all’osteria, si veste come un operaio e scrive canzoni con le parolacce, ma ha un cuore grande. Vasco racconta e vive tutti noi, da mezzo secolo. Buon Modena Park.

PS se stasera perdete il biglietto, prendete una ciucca enorme o vi prendete un febbrone da cavalli sapete a chi dare la colpa.

Il Blasco, il poster. Un giovane Vasco Rossi, con una mantella con sopra i colori di modena e dell'italia campeggia in primo piano impugnando il microfono nella notte del Modena Park. Sullo sfondo il palco montato per il maxi concerto.

Il Blasco, il poster


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