King Roger

Io non amo il tennis. E’ uno sport lento da guardare, fondamentalmente poco emozionante, pieno di urletti alternati e privo di contrasti.
Ma poi è arrivato Federer, e tutto è cambiato. Non so bene quando è capitato, quando l’amore è sbocciato per la prima volta: ma sicuramente è stato un colpo di fulmine. Devo a mia madre la mia (poca) passione per la racchetta, e sempre a lei devo gratitudine per aver acceso Sky quella prima indeterminata volta su una indeterminata partita di Tennis in cui un giovane ragazzo svizzero iniziava ad insegnare come si gioca tennis al mondo. Perché, che lo si voglia oppure no, è esistito un Tennis prima e dopo Federer. Quello che quest’uomo dai modi pacati e gentili ha donato a questo sport è difficile da definire in parole differenti da una, e una soltanto: Eleganza.
Certo, il tennis è sempre stato uno sport elitario, fatto da gente ricca dai modi garbati e che in maniera altrettanto garbata si avvicinava a questa disciplina sportiva. Ma Roger è differente, trasuda una classe innata di cui ci si innamora incondizionatamente. Anche dopo decine di tornei dello Slam vinti continui a sperare che vinca, sempre. Perché è così, è talmente bello vederlo danzare su un qualsiasi campo di tennis che il solo pensiero di vederlo smettere di giocare e trionfare mette un po’ di tristezza.
Qui ne celebro l’ultimo Australian Open, vinto a 35 anni suonati sul suo avversario di sempre, Rafael Nadal. Tecnicamente non lo avevano vestito con questo completo, ho peccato di interpretazione. Ma io il Re lo vedo in bianco, con il suo splendido logo sui bordi della Polo, per sempre immacolato e vincente. Compatitemi pure.

Roger Federer, vestito in completo bianco su uno sfondo rosso solcato da una croce bianca. Un danzatore al servizio della racchetta.

King Roger, il poster


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